
Omaggio a Mohammad Bakri


Nel 2002, all’indomani dell’incursione dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin, il regista palestinese Mohammad Bakri decise di entrare clandestinamente tra le macerie con una telecamera, per raccogliere le testimonianze dirette di chi aveva vissuto giorni di violenza e distruzione. Da questo lavoro nacque Jenin Jenin, un documentario che negli anni successivi fu oggetto di censura in Israele e che portò Bakri ad affrontare un lungo e controverso processo. L’opera, infatti, metteva al centro le voci dei civili palestinesi e offriva una narrazione alternativa rispetto a quella ufficiale.

Mohammad Bakri visita la tomba del suo maestro, il trapassato Emil Habibi, uno scrittore autore del “Pessotimista ” e politico palestinese, per raccontargli che cosa è successo dalla sua morte. Sullo sfondo le rivolte dell’ottobre 2000, l’Intifada palestinese, la rappresaglia israeliana, anni di massacri, lutti, soprusi, eccidi, e calunnie. Quello che dal film di Bakri traspare è la sensazione di abbandono senza ricette, di mancanza di maestri e padri, di esempi, di indicazioni di strade da seguire, di prassi da contrapporre al fascismo, al cieco militarismo e al fanatismo.